L’intervista: Come è nato l’amore per i cristalli?

il mio viaggio con i cristalli

Corrado, cristallaterapeuta e operatore eterico da oltre 20 anni rivela la sua origine

“Più lavori su te stesso, più impari ad ascoltarti e più diventa naturale osservare anche ciò che senti attraverso il rapporto con i cristalli….”

Oggi in questa puntata speciale, intervistiamo Corrado, da oltre 20 anni cristalloterapeuta, autore e divulgatore del mondo dell’etere.

Puoi approfondire gratuitamente nel triplo formato video, audio e scritto che trovi scorrendo questa pagina.

La mia storia

Origine

L’origine del mio collegamento

Dalla spiaggia, fino al lavoro con la cristalloterapia: vi racconto come è nato il mio rapporto con i cristalli e perché, ancora oggi, li considero compagni importanti del mio percorso.

Se penso a come è iniziato il mio amore per i cristalli, devo tornare molto indietro nel tempo.

A quando ero bambino.

Anzi, ancora prima di avere dei ricordi veri e propri.

Tutto è iniziato da bambino

Una delle prime cose che mi hanno sempre raccontato è successa al mare, sulla spiaggia di Sassonia, a Fano.

È una spiaggia caratterizzata proprio dalla presenza di tanti sassi, anche abbastanza grandi e irregolari. E mia madre mi raccontava che, quando ero molto piccolo, proprio lì avevo iniziato a prendere confidenza con quei sassi.

Mi davano sicurezza.

In mezzo a quel terreno sconnesso mi sentivo a mio agio e, proprio lì, ho iniziato a camminare.

Ovviamente io non ho un ricordo diretto di quel momento, ma oggi, ripensandoci, mi fa sorridere pensare che il mio primo contatto con le pietre possa essere arrivato ancora prima che io sapessi davvero cosa fossero.

Forse il mio viaggio con i cristalli è iniziato proprio lì.

La mia attrazione per le pietre

Crescendo, questa attrazione non è mai scomparsa.

Durante le passeggiate, soprattutto in montagna, mi capitava spesso di fermarmi a raccogliere dei sassi.

Non lo facevo seguendo una regola precisa. Era qualcosa di molto intuitivo.

Vedevo una pietra e sentivo che dovevo prenderla.

Alcune mi attiravano più di altre. Le guardavo, le tenevo con me e avevo la sensazione che ci fosse qualcosa che mi volessero comunicare.

All’inizio era soprattutto una forma di collezionismo.

Mi piaceva averle vicino, conservarle, osservarle.

Ma dentro di me sentivo che c’era qualcosa di più.

Non sapevo ancora dare un nome a quella sensazione, ma sentivo che quelle pietre avevano qualcosa da raccontarmi.

L’incontro che ha cambiato tutto

La vera svolta è arrivata molti anni dopo, quando ero all’università.

Partecipai a una conferenza nella quale si parlava dei cristalli in maniera completamente diversa da come li avevo sempre considerati.

Si parlava della loro dimensione interiore, del rapporto che si poteva instaurare con loro e della possibilità di lavorare attraverso intenzioni e desideri.

E lì è scattato qualcosa.

Ho iniziato a sperimentare.

Ricordo ancora una delle prime volte.

Avevo appena terminato l’università e stavo cercando lavoro. Così mi sono rivolto a un cristallo e gli ho espresso un desiderio molto semplice:

“Ho bisogno di un lavoro. Vorrei trovare un lavoro adatto a me, un lavoro buono”.

Poi è successo qualcosa che per me è stato molto significativo.

Nel giro di poche ore ho ricevuto una telefonata.

Era l’opportunità di lavoro con cui poi ho iniziato il mio percorso professionale.

Per me è stato uno shock.

Non perché pensassi di aver trovato una formula magica, ma perché quella coincidenza mi ha spinto a farmi delle domande.

Ho iniziato a sperimentare, a studiare, a osservare e soprattutto ad ascoltare.

E da quel momento i cristalli non mi hanno più lasciato.

Trasformazione

I nuovi compagni cristallini mi trasformano

Con il tempo il mio rapporto con i cristalli è cambiato.

Non erano più semplicemente delle pietre che mi piaceva collezionare.

Sono diventati dei veri e propri compagni di percorso.

Oggi nel nostro spazio di lavoro ne abbiamo tantissimi.

Ci sono cristalli, composizioni e mandala che realizzo personalmente e che fanno parte dell’ambiente in cui lavoriamo.

Io li sento come una presenza costante.

Un supporto.

Ma anche una responsabilità.

Perché quando inizi a lavorare con i cristalli ti rendi conto che non puoi semplicemente prenderli, utilizzarli e dimenticartene.

Devi prendertene cura.

Devi pulirli, ricaricarli e osservare quando, secondo la mia esperienza, sembrano diventare più “pesanti”.

Soprattutto perché nel nostro studio passano continuamente persone e quindi sento ancora di più la necessità di prendermi cura dell’ambiente e degli strumenti che utilizziamo.

I cristalli sono maestri silenziosi

Una delle cose che mi piace di più del rapporto con i cristalli è proprio il fatto che non ti impongono nulla.

All’inizio magari sei scettico.

Pensi: “Chissà se funzioneranno”.

Poi inizi a sperimentare.

E, almeno per me, il rapporto si è costruito lentamente.

Io li considero un po’ come dei maestri silenziosi.

Non è qualcosa che arriva tutto insieme.

È un percorso.

E, mentre impari a conoscerli, impari anche a conoscere te stesso.

Nella mia esperienza, possono essere un supporto in momenti molto diversi.

Per esempio, quando una persona è particolarmente affaticata o mentalmente satura, alcuni cristalli possono essere utilizzati all’interno di un percorso olistico per favorire una sensazione di calma e maggiore lucidità.

Tra quelli che utilizzo c’è, per esempio, la selenite.

Ma la cosa più importante, per me, non è semplicemente sapere quale cristallo utilizzare.

È imparare ad ascoltare.

Il rapporto con i cristalli cresce insieme a te

Credo che questo sia uno degli aspetti più importanti.

Non penso che si possa semplicemente “entrare” nel mondo dei cristalli dall’oggi al domani.

È un processo.

Il rapporto cresce lentamente e, almeno nella mia esperienza, cresce insieme alla persona.

Più lavori su te stesso, più impari ad ascoltarti e più diventa naturale osservare anche ciò che senti attraverso il rapporto con i cristalli.

È una forma di connessione che per me è diventata molto profonda.

E qualche volta capita anche qualcosa di particolare.

Quando sono loro a farsi sentire

Qualche giorno fa, per esempio, durante la notte mi sono arrivate delle immagini delle mie piriti.

Ho avuto la sensazione molto chiara che avessero bisogno di essere ripulite.

La mattina dopo mi sono messo a cercarle.

E qui c’è un piccolo problema: quando ami i cristalli, rischi di accumularne davvero tanti!

Io ne ho tantissimi e, a volte, devo quasi ricordarmi dove li ho messi.

Così, insieme a Jara, abbiamo iniziato a cercare le piriti.

Una volta trovate, le abbiamo sistemate e ho ricreato il mandala nella stanza.

Adesso sono vicino a una finestra, alle mie spalle.

E stanno riposando.

Perché sì, anche i cristalli hanno bisogno di ferie!

Mi viene da sorridere quando lo dico, ma ormai per me è così.

Dopo tanto lavoro, anche i cristalli hanno bisogno di una pausa.

Quindi in questo periodo stanno facendo le loro ferie.

E forse è proprio questa la cosa più bella di tutto il mio percorso: quello che è iniziato con un bambino che muoveva i primi passi tra i sassi di una spiaggia è diventato, negli anni, un modo completamente diverso di osservare e vivere il rapporto con il mondo che mi circonda.

Non so se quel bambino avrebbe mai potuto immaginare dove lo avrebbero portato quei sassi.

Io oggi so soltanto che, da allora, non ho più smesso di ascoltarli.

E il viaggio continua.

Conclusione

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